L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

martedì 30 settembre 2014

AUDIZIONE IV COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA  CRITICITA' FINANZIARIE ARPA RAFFINERIA MILAZZO

AUDIZIONE IV COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA CRITICITA' FINANZIARIE ARPA RAFFINERIA MILAZZO 1. Audizione in merito alle criticità finanziarie relative alla gestione dell'ARPA;

2. Audizione in merito alle problematiche in materia ambientale
causate dalla raffineria di Milazzo (ME).



Seduta n. 129 del 25.06.14 XVI Legislatura



Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Raia Concetta (PD).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO)

• Dott.ssa SGARLATA Mariarita, assessore regionale per il territorio e
• l'ambiente
• Dott. FRITTITTA Carmelo, capo di gabinetto assessore regionale per il
• territorio e l'ambiente
• Dott. CAPILLI Gaetano, dirigente dipartimento regionale ambiente
• Dott. LICATA DI BAUCINA Francesco, direttore generale ARPA Sicilia
• Dott. MONTANALAMPO, direttore ARPA Agrigento
• Dott. BRANCATO, direttore ARPA Catania
• Dott. PARLASCINO Daniele, direttore ARPA Enna
• Dott. MARCHESE Antonino, direttore ARPA Messina
• Dott. LIBRICI, direttore ARPA Palermo
• Dott.ssa ANTOCI Lucia, direttore ARPA Ragusa
• Dott. VALASTRO Gaetano, direttore ARPA Siracusa
• Sig. MIGLIARDO Dino, rappresentante dei lavoratori ARPA
• Dott. ALIPRANDI Pasquale, sindaco del comune di San Filippo del Mela (ME)
• Sig. GITTO Salvatore, comune di Milazzo (ME)
• Geom. CAMPO Antonino, sindaco del comune di Santa Lucia del Mela (ME)
• Dott. FRANCESCHINI Luca, dirigente della raffineria di Milazzo
• Prof. SQUADRITO Francesco, Università di Messina
• Dott. COTTONE Eugenio, Legambiente




I dipendenti Arpa Sicilia: “Sopravvivenza a rischio”


















Questo il testo della lettera che i dipendenti di Arpa Sicilia hanno inviato al presidente della Repubblica Italiana, presidente del Consiglio, ministro dell’Ambiente. Ministero della Salute, presidente 13ª Commissione del Senato della Repubblica, presidente VIII Commissione della Camera dei Deputati, presidente della Regione Sicilia, assessore regionale Territorio e Ambiente, assessore regionale Energia, assessore regionale Bilancio, assessore regionale Sanità, presidente Commissione Regionale Ambiente, prefetti siciliani, commissario dello Stato, Ispra, Assoarpa, direttori generali Arpa, Istituto Superiore di Sanità, procure della Repubblica e, per conoscenza, al direttore generale Arpa Sicilia.
La legge 61/94, nel disciplinare l’organizzazione dei controlli ambientali, ha stabilito che l’attività di protezione dell’ambiente, valore autonomo oggetto di tutela unitaria e costituzionalmente garantito, si basa sull’esercizio di attività tecnico scientifiche, di consulenza, controllo, monitoraggio da parte delle Agenzie dotate di autonomia tecnica, giuridica amministrativa e contabile.
La disciplina organizzativa introdotta dalla legge 61, uniforme nei tratti essenziali su tutto il territorio nazionale, assume i caratteri propri delle norme fondamentali di riforma economico sociale, profondamente innovativi a quel tempo, e stabilisce il principio che le funzioni di Governo e i procedimenti amministrativi in materia di ambiente devono trovare il loro fondamento nelle funzioni tecniche che vengono così ad acquisire una specifica rilevanza per i connotati di competenza e indipendenza che le distinguono.
La condizione essenziale per rendere effettiva la normativa è la sussistenza di un’Agenzia in grado di operare in maniera efficace, imparziale, autorevole e indipendente. Tali presupposti sono subordinati alle scelte della Regione che deve assicurare le risorse finanziarie e umane all’Agenzia in modo da permetterle di attuare i compiti statuiti dalla normativa.
ARPA SICILIA è stata istituita con l’art. 90 della legge regionale 6/2001 (dopo 7 anni dalla legge 61/94), in aderenza alle previsioni della normativa nazionale, ed è stata individuata quale ente strumentale della regione per l’esercizio delle funzioni in materia di prevenzione e tutela ambientale.
La legge regionale ha previsto che la Regione e gli enti pubblici per lo svolgimento dei compiti a loro attribuiti dalla legge in materia di prevenzione e controllo ambientale debbano avvalersi delle funzioni tecnico scientifiche esercitate da ARPA.
L’esercizio delle predette funzioni, come già sopra evidenziato, presuppone la disponibilità di risorse finanziarie e umane adeguate ai compiti di prevenzione, di monitoraggio dello stato dell’ambiente, di controllo dei fattori di pressione antropica e di diffusione delle informazioni. Azioni quanto mai indispensabili se si pensa all’alto valore ambientale del territorio Siciliano, caratterizzato al tempo stesso da una estrema fragilità e minacciato da pressioni antropiche, alcune delle quali concentrate in aree ormai riconosciute come aree ad elevato rischio di crisi ambientale.
La legge regionale istitutiva ha individuato risorse finanziarie quantificate in misure non inferiore a 20 miliardi di lire per il 2001 e non inferiore a 40 miliardi di lire per gli anni successivi e con successivo regolamento regionale (2005) era stata definita la dotazione organica pari a 957 unità, che teneva conto delle varie figure professionali necessarie, in linea con le dotazioni organiche di altre regioni che avevano istituito le proprie Agenzie.
Di contro oggi il personale in servizio (359 unità) a qualsiasi titolo (parte del personale è in comando) presso ARPA Sicilia è solo del 37% (di cui 21 unità di personale regionale comandato e 22 unità di personale comandato da altri enti a totale rimborso di ARPA ) della dotazione organica stabilita.
Inoltre non è stato ancora attuato il trasferimento delle risorse umane e finanziarie ancora gestite dal servizio sanitario, come previsto dalla legge istitutiva, che determina notevoli difficoltà ed incertezze sia per il personale ex ASP che per le spese ordinarie sostenute nelle Strutture Territoriali dell’ARPA. A questo si aggiunga che le risorse finanziarie attribuite ad ARPA dalla Regione tramite l’Assessorato Territorio ed Ambiente hanno subito una progressiva diminuzione nel tempo, da circa 16 milioni di euro nel 2010 a poco più di 4 milioni di euro nel 2014, come riportato nella “manovrina” recentemente approvata all’ARS. Ad ARPA Sicilia sono stati applicati tutti i vincoli di carattere finanziario di riduzione della spesa pubblica, al contrario di quanto fatto per gli enti del settore sanitario per i quali sono stati nel tempo previste opportune norme che garantissero la continuità nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali per la cura e la tutela della salute dei cittadini.
Sotto il profilo strettamente contabile, non si comprende, inoltre, per quali motivazioni l’autorizzazione alla spesa per il funzionamento di ARPA è inserita negli allegati alla legge di stabilità regionale, alla stessa stregua di associazioni ed enti non pubblici operanti nel terzo settore, quali, ad esempio contributo a “Taormina Arte” e alle “Orestiadi di Gibellina”, e non, come previsto dalla legge istitutiva (comma 9, art. 90, l.r.n.6 del 2001), con l’apposito capitolo del bilancio della Regione.
E’ infine del 30/5/2014 la nota del Dirigente Generale dell’ARTA che comunica che è stata autorizzata la gestione provvisoria di questa Agenzia non oltre il 31/8/2014 con notevoli limitazioni in ordine alle spese, escludendo in particolare la corresponsione degli emolumenti accessori del comparto e della dirigenza, dello straordinario e della pronta disponibilità per la gestione delle emergenze per i mesi di maggio e giugno. A seguito di ciò il nostro Direttore Generale ha convocato urgentemente un tavolo sindacale per definire le azioni da porre in essere a seguito della gravissima situazione nella quale si ritrova l’Agenzia.
I sottoscritti dipendenti di questa Agenzia, al fine di rafforzare le eventuali azioni che il Direttore Generale porrà in essere, con la presente intendono evidenziare l’orizzonte che sempre più impietosamente si sta prospettando ormai da diversi anni per il futuro di ARPA Sicilia e per la tutela dell’ambiente siciliano e della salute dei cittadini.
A tale proposito, una ricognizione e comparazione dell’assetto organizzativo e delle risorse a disposizione di agenzie ambientali di altre regioni, evidenzia infatti inequivocabilmente l’assoluta inadeguatezza delle risorse umane e finanziarie della nostra Agenzia, che peraltro in atto non sono sufficienti a coprire gli emolumenti previsti dai vigenti CC.CC.NN.LL. (il contratto di riferimento è quello della Sanità) per la retribuzione del personale né a garantire adeguatamente le attività istituzionali obbligatorie. Tale situazione produce e produrrà sempre più pesanti ed evidenti elementi di penalizzazione sulle attività che ARPA può svolgere; già adesso non siamo in grado di garantire lo svolgimento di tutti i Livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali (LEPTA), definiti dal Sistema Agenziale Nazionale in analogia con quanto previsto per il Livelli essenziali di assistenza (LEA) del settore sanitario. ARPA Sicilia non può quindi attualmente ottemperare ai mandati stabiliti dalla normativa con particolare riferimento a quelli della normativa comunitaria, la cui conseguenza è tangibile anche nelle sanzioni previste per le procedure di infrazione a carico della nostra Regione. Procedure di infrazione che porteranno un aggravio economico per il bilancio della Regione Siciliana ben più elevato dei costi del dovuto potenziamento delle risorse di ARPA Sicilia. Si precisa altresì che i dati di ARPA Sicilia vengono utilizzati per gli studi epidemiologici, per le VAS di piani o programmi, in particolare quelli legati alle spese comunitarie (POFESR, PSR).
Il dubbio è che questa progressiva e inarrestabile riduzione delle risorse assegnate ad Arpa sia una scelta che determinerà il blocco delle attività di monitoraggio e controllo, fin oggi svolte dall’Agenzia, che seppur minime e svolte tra mille difficoltà, costituiscono l’unica reale base di conoscenza dello stato dell’ambiente e determinano un’azione di prevenzione e tutela dai reati ambientali nonché di salvaguardia della salute dei cittadini.
Pertanto è necessario che tutti i soggetti in indirizzo siano a conoscenza della situazione conseguente alle scelte che la Regione sta adottando in tema di tutela dell’ambiente e che valutino se i tagli messi in atto siano coerenti anche con le scelte di politica di tutela ambientale nazionale nonché con le esigenze degli organi impegnati, insieme ad ARPA Sicilia, nella protezione dell’ambiente (Province, Comuni, NOE, Procure, ecc.).
Ritenendo invece i sottoscritti che il ruolo di ARPA è centrale e fondamentale in una prospettiva di tutela delle risorse naturali, si chiede di cancellare questo percorso che porterà all’azzeramento del ruolo di ARPA Sicilia e di implementare al contrario un processo di rilancio attraverso un sistema coordinato di interventi di breve e medio periodo, che eliminino o almeno riducano le
ormai storiche criticità, aggravate dalle ultime scelte finanziarie, secondo le azioni descritte di seguito:
- potenziare il personale in servizio attraverso uno specifico piano triennale delle assunzioni- che consenta nel breve-medio periodo un avvicinamento alla consistenza numerica della dotazione organica anche ricorrendo ad un eventuale piano straordinario di assunzioni;
- estendere ad Arpa Sicilia il sistema normativo di deroghe alle norme finanziarie, già stabilito per gli enti del settore sanitario, con riconoscimento formale di ente equiparato del settore sanitario in quanto svolge compiti di prevenzione primaria;
-allineare i fondi regionali previsti per l’agenzia con quelli previsti nelle altre agenzie regionali, recuperando la decurtazione avvenuta negli ultimi anni;
- attuare le previsioni della legge istitutiva ed in particolare il trasferimento della quota di fondo sanitario regionale attualmente inserita nei bilanci delle AA.SS.PP e contestualmente concludere l’iter del trasferimento dalle AA.SS.PP. all’ARPA del personale, dei beni mobili ed immobili secondo le procedure di cui all’art. 90 della Legge 6/2001 e ss.mm.ii.
Le ultime scelte della Regione sul bilancio 2014 che hanno coinvolto ARPA, potranno essere sconfessate solo con una chiara scelta di potenziamento dell’Agenzia, che ha in sé una reale volontà di tutela e protezione dell’Ambiente nonché di prevenzione della salute dei cittadini. Altre opzioni riveleranno chiaramente una tendenza diversa volta a rinunciare ad ARPA quale ente pubblico di garanzia e indipendenza nei monitoraggi e nei controlli ambientali.
I dipendenti di Arpa Sicilia
(Lettera firmata)


LA PAGINA 7 DELLA RELAZIONE PREPARATA DALL'UFFICIO PER L'ASSESSORE MARIELLA LO BELLO A SEGUITO DELLE INTERROGAZIONI ALL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIA SUL "PIANO REGIONE SICILIA DELLA QUALITA' DELL'ARIA DEL 2007 AVENTI DELLE "SIMILITUDINI CON IL PIANO RISANAMENTO DELL'ARIA NELLA REGIONE VENETO DEL 2000
Dalla tabella si può osservare come persistano sul territorio isolano situazioni consistenti di superamento dei limiti di legge che, per i parametri chimici Biossido d’azoto, PM10 e Benzene, impongono l’urgente attivazione degli adempimenti di pianificazione previsti all’art.9, 1° comma, del decreto legislativo n.155/2010 e ciò in particolare per gli agglomerati di Palermo e Catania, e nella Zona delle Aree Industriali

A tal riguardo, non può farsi a meno di sottolineare l’inadeguatezza delle attuali strutture afferenti allo scrivente Servizio 2 che, pur se  disponibile ad ogni forma di collaborazione o coordinamento tecnici che si dovessero rendere necessari, non dispone delle varie figure tecniche specialistiche , né delle attrezzature informatiche idonee  ed indispensabili per la elaborazione di scenari attendibili e aggiornati cui fare riferimento nel gravoso compito cui l’Assessorato è chiamato ad adempiere.

La inidoneità della scrivente struttura, sia per quanto riguarda le risorse umane e professionali, che per ciò che fa riferimento al  software ed hardware necessari ,è stata nel tempo più volte segnalata ai superiori Organi istituzionali ,ed in special modo  si è sottolineato che , negli ultimi anni sono anche venute meno le collaborazioni tecniche fornite all’ARTA da Istituti accademici e Società di servizi specializzate ,che in passato (fino al 2010) avevano permesso, tramite Convenzioni ed accordi, la stesura dei documenti tecnici e di pianificazione a cui si è fatto prima riferimento
 .

In considerazione di quanto rappresentato si rende indifferibile  avviare un percorso per procedere o verso la costituzione di una struttura apposita coordinata dal Servizio competente, come già anticipato per le vie brevi all’On.le Assessore, oppure verso altre soluzioni che le SS.LL.Ill.me riterranno opportuno individuare. Tutto quanto qui dibattuto non può comunque prescindere dall’indirizzo politico che si vorrà dare alla pianificazione di che trattasi; e ciò perché le scelte da perseguire, se pur caratterizzate da aspetti rigorosamente vincolati all’ abbattimento degli inquinanti in atmosfera, è anche condizionato dai percorsi di tutela e prevenzione da intraprendere, che devono coniugare  scelte di natura tecnica con scelte di natura politica e sociale.


Non appare inoltre superfluo sottolineare quanto condizionante possa essere l’ impegno di risorse economiche che il Governo regionale dovrà prevedere per il raggiungimento degli obiettivi della Direttiva 2008/50/CE e delle altre Direttive comunitarie vigenti in materia di qualità dell’aria ambiente.


E se da un lato può immaginarsi semplice stilare liste di opportuni
interventi per il risanamento (attraverso la redazione di Piani di azione mirati o altro), da un altro lato è assai complesso interfacciarsi con gli interlocutori che, in qualche modo, vengono ad essere interessati direttamente e/o indirettamente dagli interventi programmati (e qui si vuole fare riferimento ad esempio alle limitazioni nella circolazione dei mezzi di trasporto  nelle aree metropolitane, piuttosto che all’abbattimento spinto delle emissioni di certi insediamenti produttivi o al traffico marittimo - portuale gravante all’interno del tessuto urbano delle più grandi città siciliane ed altro).


Nell’auspicio che quanto qui rappresentato trovi la giusta attenzione da parte del Governo della Sicilia, la scrivente, assicurando sempre e comunque la massima disponibilità alla collaborazione tecnica, professionale ed amministrativa per l’avvio di un percorso virtuoso nel senso descritto sulla problematica rappresentata, resta in attesa di Superiori disposizioni ed indicazioni.




(Dottor Gaetano Capilli)


(Ing.Paola Pendino)






Date: 08 novembre 2013 14:35


Oggetto: 14049 del 22/03/2013



AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR  CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA






AUDIZIONE IV COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA  CRITICITA' FINANZIARIE ARPA RAFFINERIA MILAZZO 


AUDIZIONE IV COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA  CRITICITA' FINANZIARIE ARPA RAFFINERIA MILAZZO, CAPILLI, GULLO, Italcementi,ANZA',TOLOMEO,INTERLANDI,GENCHI,CIAMPOLILLO 

Il Vento Che Accarezza Isola Delle Femmine

Il Vento Che Accarezza Isola Delle Femmine




Torre di Italcementi a Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì, fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 - spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10 per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput. «Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale, a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e scolaresche». a. fras.



IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della  fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.

Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’ incenerimento dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.

La questione,che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da qualsiasi documento riguardante la faccenda: Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli della Italcementi, permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha  effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.

La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.

Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e  Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della  montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciato per un certo periodo nei suoi lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano maneggiate dagli operai dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate, un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati  degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.

La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno  pubblicamente, non si esprimono in modo negativo sul lavoro dell’azienda.

Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.

Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso,  né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di prendere in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.

Marco Salici


isola delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.





Isola delle femmine Fumo alla Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all' azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato regionale al Territorio ha diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l' azienda di Isola delle Femmine causa variazioni della qualità dell' aria per gli inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della lavorazione del petrolio, come combustibile». La diffida dell' assessorato arriva dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta - si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».



Timori e tremori sotto le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria. Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del rumore e dei movimenti causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un pilastro è spuntata una crepa. Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo allarme proviene da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il materiale per la fabbrica. «Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le polveri a far paura. Chi se la passa peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne posso più. Per pulire non basta l' acqua, ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare chiarezza anche sulla messa in sicurezza del pet-coke, un combustibile classificato come pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del 30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare la necessità di un intervento di bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell' aria per controllare il contenimento delle emissioni».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l' inquinamento Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino, Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi, Isola delle Femmine In riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori, precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03 marzo 2006 sez.




 A Isola delle Femmine, la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un canale di scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso Morto. I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia una nube tossica. Ma nonostante i controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell' Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra la cementeria ha un impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla. La Provincia ci ha offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da Monica Frassoni, vice presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della cementeria emettono monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell' interpellanza depositata all' Ars da Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010. Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera firmate da Giovanni Russo Spena del Prc, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L' interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l' integrità delle falde idriche.


ADRIANA FALSONE20 ottobre 2005 sez.